Scompenso cardiaco e malnutrizione: perché un peso stabile può nascondere la perdita di muscolo?

La bilancia può rimanere ferma mentre il corpo diventa più fragile. Ecco quali segnali osservare e perché dieta, liquidi e proteine devono essere personalizzati.

Immaginiamo un uomo di ottant’anni con scompenso cardiaco. Ogni mattina, prima di colazione, sale sulla bilancia e annota il peso. Il numero cambia poco e la famiglia si tranquillizza.

Nelle ultime settimane, però, i pantaloni sono diventati più larghi, le gambe sembrano meno forti e alzarsi dalla poltrona richiede più tempo. Anche le porzioni a tavola si sono ridotte.

Il peso è davvero stabile oppure l’accumulo di liquidi sta nascondendo una perdita di massa muscolare?

Il Dott. Vincenzo Coscia e la Dott.ssa Sarah Petrelli affrontano il problema con due competenze cliniche tra loro complementari.

Chi è il Dott. Vincenzo Coscia, cardiologo e artimologo

Il Dott. Vincenzo Coscia è specializzato in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e svolge attività come elettrofisiologo clinico e interventista. Si occupa della diagnosi e del trattamento delle aritmie cardiache, compresa la fibrillazione atriale.

Chi è la Dott.ssa Sarah Petrelli, nutrizionista

La Dott.ssa Sarah Petrelli è biologa nutrizionista con un’esperienza consolidata nell’ambito della nutrizione clinica, della nutrizione familiare e dei percorsi alimentari personalizzati.

  • Dott.ssa Dott.ssa Sarah Petrelli, Biologa Nutrizionista Vai al profilo

La bilancia racconta soltanto una parte della storia

Nello scompenso cardiaco la bilancia è utile per osservare variazioni rapide che possono suggerire accumulo di liquidi. Il peso totale, però, non distingue acqua, grasso e muscolo.

Una persona può perdere muscolo e, nello stesso tempo, trattenere liquidi: i due fenomeni possono compensarsi e produrre un peso apparentemente stabile, rendendo più difficile riconoscere la perdita involontaria di tessuti.

Per questo non basta chiedere «quanto pesa oggi?». Occorre osservare anche cammino, appetito, forza nelle attività quotidiane e cambiamenti del corpo.

Quanto è frequente la malnutrizione?

Una meta-analisi condotta su 31 studi e oltre 12.500 pazienti con scompenso cardiaco cronico ha stimato una prevalenza complessiva della malnutrizione del 46%.

Il dato non rappresenta però ogni singola popolazione: le stime cambiano in base alle caratteristiche dei pazienti e agli strumenti utilizzati per valutare lo stato nutrizionale.

La cachessia cardiaca è una condizione distinta e complessa, la cui frequenza varia secondo stadio dello scompenso e criteri diagnostici.

In uno studio su 200 pazienti con scompenso avanzato NYHA III-IV è stata identificata nel 15% dei partecipanti. Il dato riguarda una popolazione specifica e non è generalizzabile a tutti.

Malnutrizione, sarcopenia e cachessia non sono sinonimi

La malnutrizione indica una condizione nella quale l’apporto o l’utilizzo dei nutrienti non risponde adeguatamente alle necessità dell’organismo.

La sarcopenia riguarda soprattutto la riduzione della forza e della massa muscolare.

La cachessia cardiaca è invece una sindrome complessa associata a perdita involontaria di peso e tessuti, alterazioni metaboliche e riduzione delle capacità funzionali.

Queste condizioni possono coesistere, ma non sono intercambiabili. Debolezza o perdita di peso, da sole, non bastano per una diagnosi: servono valutazione clinica e misurazioni appropriate.

Come i liquidi possono nascondere la perdita muscolare

La ritenzione idrica può aumentare il peso attraverso gonfiore alle caviglie e alle gambe, congestione addominale o un accumulo più diffuso.

Se nello stesso periodo diminuisce la massa magra, i due fenomeni possono “pareggiarsi” sulla bilancia.

Per interpretare la perdita ponderale, il medico considera quando possibile il peso non condizionato dall’eccesso di liquidi, definito peso asciutto.

Non è un valore da calcolare  autonomamente: va interpretato insieme a sintomi, visita, terapia e condizioni cardiologiche.

La perdita muscolare non è soltanto un cambiamento estetico. I muscoli servono per alzarsi, camminare, mantenere l’equilibrio e conservare l’autonomia.

Quando la forza diminuisce, il paziente può muoversi meno e perdere ulteriore muscolo, alimentando un circolo che coinvolge nutrizione, attività fisica, sintomi cardiaci e qualità di vita.

I segnali che la famiglia può osservare

Alcuni cambiamenti meritano attenzione anche quando la bilancia sembra indicare un peso invariato:

  • vestiti più larghi sulle braccia o sulle cosce;
  • difficoltà ad alzarsi da una sedia;
  • cammino più lento;
  • minore autonomia nelle attività quotidiane;
  • porzioni progressivamente più piccole;
  • pasti saltati;
  • stanchezza durante la masticazione;
  • nausea o sazietà precoce;
  • perdita di interesse per il cibo.

Il familiare o caregiver può fornire informazioni preziose, riconoscendo cambiamenti che il paziente attribuisce spesso all’età.

Questi segnali non dimostrano sarcopenia o cachessia, ma suggeriscono di approfondire lo stato clinico e nutrizionale.

Perché il paziente con scompenso può mangiare sempre meno

Nello scompenso l’appetito può ridursi per più motivi. La congestione può causare pienezza e disturbi gastrointestinali; la stanchezza può rendere faticoso preparare o terminare i pasti.

Possono inoltre intervenire problemi dentali, difficoltà di deglutizione, diabete, solitudine e altre patologie frequenti nell’anziano.

La terapia va considerata nel quadro complessivo e non deve essere modificata autonomamente in caso di scarso appetito o debolezza.

Mangiare senza sale non significa necessariamente mangiare bene

Una dieta troppo povera di sale può diventare poco appetibile e ridurre ulteriormente l’assunzione di energia e nutrienti.

Il paziente può così mangiare meno pur credendo di seguire correttamente le indicazioni.

Il consensus della Heart Failure Association dell’European Society of Cardiology indica come riferimento generale un limite di circa 5 grammi di sale al giorno.

La restrizione dei liquidi a 1,5-2 litri è invece prevista solo in pazienti selezionati e non per tutte le persone con scompenso.

La quantità appropriata dipende dalla congestione, dai valori del sodio nel sangue, dalla funzione renale, dalla terapia e dalle indicazioni del cardiologo.

Paziente e famiglia non devono modificare autonomamente diuretici, acqua o sale per correggere il peso. Ogni variazione va interpretata nel contesto clinico.

Servono più proteine? Non esiste una risposta uguale per tutti

Un apporto adeguato di proteine può contribuire a proteggere la massa muscolare, soprattutto quando il paziente mangia poco.

Tuttavia, “più proteine” non significa automaticamente “più integratori”.

Prima di modificare l’alimentazione bisogna valutare:

  • quanta energia e quante proteine vengono realmente assunte;
  • come sono distribuite durante la giornata;
  • se il paziente riesce a masticare e deglutire;
  • se presenta nausea o sazietà precoce;
  • quali patologie e terapie devono essere considerate;
  • quale sia la funzione renale.

Scompenso cardiaco e malattia renale possono coesistere. La quantità di proteine, liquidi, sodio e potassio deve quindi essere adattata al singolo caso.

Gli studi sulla supplementazione proteica o con aminoacidi mostrano possibili effetti su massa magra e capacità funzionale, ma sono limitati ed eterogenei e non consentono una prescrizione uguale per tutti.

Un eventuale integratore deve inserirsi in un piano clinico e nutrizionale personalizzato e non sostituirlo.

La valutazione nutrizionale non si limita al peso o al BMI

La valutazione nutrizionale non si limita al peso o al BMI. Può prendere in considerazione:

  • storia e andamento del peso;
  • variazioni del possibile peso asciutto;
  • appetito e quantità effettivamente consumate;
  • forza e capacità di movimento;
  • autonomia quotidiana;
  • circonferenze corporee;
  • presenza di gonfiore;
  • strumenti validati di screening nutrizionale.

Strumenti come Mini Nutritional Assessment, MNA-SF, Geriatric Nutritional Risk Index e CONUT possono aiutare a identificare un rischio che il solo peso corporeo può non evidenziare.

La composizione corporea può offrire informazioni utili, ma nello scompenso i liquidi possono influenzare alcune misurazioni. I risultati vanno quindi interpretati insieme alla visita e al quadro clinico.

Cardiologo e nutrizionista rispondono a due parti dello stesso problema

Il cardiologo valuta se debolezza, gonfiore e variazioni del peso possano essere collegati alla congestione, all’andamento dello scompenso, alla funzione renale o alla terapia.

Il nutrizionista verifica se il paziente sta assumendo energia e nutrienti sufficienti e costruisce indicazioni compatibili con le condizioni cardiologiche, le altre patologie, i farmaci, la capacità di alimentarsi e le preferenze personali.

La collaborazione tra cardiologo e nutrizionista aiuta a evitare diete eccessivamente restrittive e aumenti indiscriminati di proteine, liquidi o integratori.

Le evidenze sostengono un approccio multidisciplinare alla malnutrizione, sarcopenia e cachessia nello scompenso.

Quando non bisogna aspettare

È opportuno contattare tempestivamente il medico quando compaiono:

  • mancanza di respiro a riposo o in rapido peggioramento;
  • aumento rapido del peso;
  • gonfiore marcato;
  • forte debolezza;
  • riduzione importante della quantità di urina;
  • impossibilità a mangiare o bere.

Dolore toracico, difficoltà respiratoria grave, confusione improvvisa o perdita di coscienza richiedono invece una valutazione urgente attraverso i servizi di emergenza.

Non bisogna tentare di correggere autonomamente la situazione modificando dieta, liquidi, diuretici o altre terapie.

Perché il contributo dello specialista è importante

Il Dott. Vincenzo Coscia interpreta il peso nel contesto dello scompenso, della congestione, della funzione renale e della terapia, evitando conclusioni basate solo sulla bilancia.

La Dott.ssa Sarah Petrelli integra la valutazione cardiologica analizzando appetito, quantità realmente consumate e rischio di perdita muscolare.

Integrare i due punti di vista aiuta a riconoscere prima problemi nascosti e a costruire indicazioni applicabili alla vita quotidiana.

Prenota la tua visita cardiologica presso il Centro Morra

Il Dott. Vincenzo Coscia, cardiologo e aritmologo, valuta ritmo cardiaco, ECG e Holter.

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La Dott.ssa Sarah Petrelli, nutrizionista, valuta alimentazione, appetito e rischio di perdita muscolare.

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Conclusione

Controllare il peso resta utile, ma va affiancato all’osservazione di forza, appetito, cammino e autonomia.

Se il corpo appare più fragile nonostante un peso stabile, non bisogna improvvisare diete o aumentare autonomamente le proteine.

Occorre distinguere tra accumulo di liquidi, scarso apporto alimentare e perdita muscolare. Una valutazione clinica e nutrizionale aiuta a capire che cosa sta cambiando.

Come Raggiungere il Centro Morra

Il Centro Morra Medical Wellness si trova a Pomigliano d’Arco (Napoli) in Via indipendenza 21, nelle immediate vicinanze di Piazza Giovanni Leone (ex Piazza Primavera).

 

Centro Morra Polispecialistico Pomigliano (Napoli)

Parcheggiare al Centro Morra

Consigliamo di parcheggiare a pochi passi dal Centro Morra, al Parcheggio Pubblico di Via Leopardi (1,00/4h). La prima ora, posizionando il disco orario, è gratuita.

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